Nudità
(omaggio a Jean-Luc Nancy)
Nudità (omaggio a Jean-Luc Nancy)
I Presenza, dono
II Dal niente (Something there)
III Contatti, contagi
Organico
Per clarinetto contrabbasso, flauto, violino, violoncello, pianoforte e percussioni
Audio
Ensemble Transmission, direttore: Paolo Perezzani
(registrazione dal vivo a cura di Chapelle Historique du Bon-Pasteur, Montreal)
Video
Ensemble Transmission, clarinetto contrabbasso: Lori Freedman Direttore: Paolo Perezzani
Chappelle historique du Bon Pasteur Montreal – May 1 – 2015
Opificio Sonoro, clarinetto basso: Raffaella Palumbo. Direttore: Marco Momi
Perugia, “Festival Orizzonti”.
Note di programma
Nudità, apertura, esperienza dell’eccesso, chance: il pensiero può manifestarsi anche così; e si può dare anche come musica: lasciando spazio al venire di una presenza in sospeso, come forse direbbe Jean-Luc Nancy, il cui nome è presente addirittura nel titolo di questa composizione.
Dunque, questo lavoro vuole essere anche un Omaggio al filosofo francese e ad un pensiero che, consegnandosi in termini di pura nudità, sa aprirsi non solo all’evidenza sensibile, ma anche a quella dell’arte e, in particolare, della musica: sa mettersi in ascolto del corpo nudo del suono e della sua risonanza.
Non è qui possibile discutere sulla della nozione di Nudità nel pensiero di Nancy, e neanche riflettere su ciò che essa può comportare anche dal punto di vista musicale, ma posso almeno riportare alcune righe di ciò che gli ho scritto annunciandogli questa composizione e questo Omaggio:
“Nudità – Presenza: dono – Dal silenzio (Something there) – Contatti, contagi: molte di queste parole vengono dai tuoi scritti. Naturalmente questa musica non ne è, da nessun punto di vista, la rappresentazione o la “traduzione” in musica. Ma forse la risonanza di questi e di altri momenti del tuo pensiero, incontrandosi con le mie riflessioni e la mia immaginazione, hanno finito per sostenermi e incoraggiarmi nel mio agire “sul bordo del senso”.”
Nel primo movimento – Presenza: dono -, molto breve, la materia sonora a poco a poco si organizza in figure di suono che, assottigliandosi, lasciano spazio alla “venuta alla presenza” del clarinetto contrabbasso: lo strumento che nel corso del lavoro della composizione andrà ad assumere sempre più un ruolo concertante.
Il titolo del secondo movimento – Dal silenzio (Something there) – richiama uno dei quattro pezzi (Something there) di All for company (per tre voci femminili) dove, a contatto con la scarnificazione della lingua di Samuel Beckett, avevo indagato qualcosa come un dire che precede il linguaggio. Di quel lavoro questa è una sorta di ripetizione, riscrittura e radicalizzazione. Anche qui infatti qualcosa sorge attraverso un breve ma complesso processo di trasformazione; gli elementi sonori che abitano il quasi-silenzio iniziale arrivano a dare forma a una sorta di balbettio ritmico e sussurrato: come fermandosi sulla soglia del dire della parola.
Tra il secondo e il terzo movimento – Contatti, contagi – non c’è una vera soluzione di continuità ma piuttosto un momento di attesa e di trasformazione: il clarinetto basso si sposta, e quando inizia il proprio “solo” anche il fondo silenzioso che lo accoglie riappare, nella penombra, sensibilmente mutato. Da qui la materia sonora, come attraversata da nuova energia, riprenderà ancora una volta a prendere vita, portandoci addirittura a sostare a lungo in essa: all’interno dell’incandescenza e dello slancio che la anima.
