In quella vibrazione

Titolo

In quella vibrazione

Organico

Per viola, clarinetto e pianoforte

Anno

1984

Prima esecuzione

Città di Castello, 8 settembre 1984. Festival delle Nazioni di musica da camera.

Interpreti:

clarinetto: Carlo Failli, viola: Dorotea Vismara, pianoforte: Massimo Caselli

Audio

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Note di programma

Allo studio di alcune partiture del passato (“ci resta la casa di ieri…”) si vengono a sovrapporre talvolta delle letture che sentiamo non solo intimamente vicine alla nostra sensibilità ma, come quelle, capaci anche di aiutarci nella ricerca cosciente del nostro mondo interiore. Può accadere allora di frequentare a lungo, quasi quotidianamente, delle immagini che, accumulandosi e intrecciandosi nella nostra mente, paiono dare vita a una rete di riferimenti e di rapporti in grado addirittura di apparirci come possibili configurazioni di ciò che a volte sentiamo presente in noi stessi, e però in modo non così chiaro e definito da riuscire a suggerirci l’orizzonte verso cui indirizzare le scelte inerenti il nostro fare.

Gli ultimi quartetti di Beethoven (soprattutto l’op. 132) e Il canto della terra di Mahler (soprattutto Der Abschied), studiati con la appassionata volontà di carpire in essi il segreto del loro apparirmi come materia vivente che respira, mi hanno spinto ancora una volta a confrontarmi con l’esperienza del vuoto, dell’assenza, verso cui spesso ho ripensato come ad uno dei momenti capaci di vivificare ciò che altrimenti sarebbe condannato ad “arida rigidezza”.

M. Rilke, infine, mi pare che definisca bene quello che lui stesso nella Seconda Elegia indicherà come la ricerca di “un umano/puro, contenuto, ristretto, una striscia nostra di terra feconda/tra fiume e roccia (…)”. Lo fa nella Prima Elegia di cui voglio riportare qui i versi finali:

“(…). Ma noi, che abbiamo bisogno
di sì grandi misteri, – quante volte da lutto
sboccia un progresso beato -: potremmo mai essere, noi, senza i morti?
Sarebbe vano il mito, che un giorno, nel compianto di Lino
la prima musica, ardita, pervase arida rigidezza,
e che sol nello spazio sgomento, a cui un fanciullo quasi divino
ad un tratto e per sempre mancava, il vuoto entrò in quella
vibrazione che ora ci rapisce e ci consola e ci aiuta.”
(trad. di Enrico e Igea De Portu)

In che rapporto questa composizione stia con tutto ciò mi è difficile dirlo. Forse non sono che fatti secondari l’indicazione “con intimissimo sentimento” e la citazione finale da Il Canto della terra.

L’intenzione, e forse questo è il rapporto più profondo, è stata quella di dare vita ad un organismo musicale, ad una presenza che riuscisse ad animarsi anche grazie ad una sorta di sua “coscienza” di apparire dal nulla e di ritornare ad esso, all’assenza.

Questa musica è dedicata a Gabrielangela.

Paolo Perezzani © 1984

Altro

8 settembre 1984. In quella vibrazione vince il concorso dei corsi di Perfezionamento di Città di Castello

Altre esecuzioni:

  • 15 luglio 1986, Lazzise (Verona). Interpreti: Trio di Mantova
  • 21 agosto 1987 Sarteano. Interpreti: Trio di Mantova
  • 9 dicembre 1988, Como. Interpreti: Trio di Mantova
  • 8 maggio 1989 Roma. Associazione Universitaria F. Rielo. Interpreti: Trio di Mantova
  • 11 marzo 1990. Reggio Emilia I concerti della domenica mattina. Interpreti: Trio di Mantova

 

Versione 1989: per violoncello, clarinetto e pianoforte