Tlön
Tlön
Titolo
Organico
Per tre chitarre
Audio
Registrazione in studio. Interpreti: Laboratorio Trio (M. Pisati, E. Casoli, F. Turatti)
Note di programma
Per me, non chitarrista, la composizione di Tlön ha comportato un lungo periodo di studio intorno ad alcuni particolari modi di produzione del suono. Mi è difficile dire quanto quelle indagini fossero già guidate da una iniziale fantasticheria musicale o se invece una vera e propria idea compositiva andasse via via prendendo forma nel corso di una ricerca tendente ad orientarsi, in effetti, verso un numero sempre più ristretto di possibilità.
Forse il “lavoro compositivo” vive proprio e si alimenta a contatto con un tale complesso intrecciarsi di momenti di ricerca e di messa a fuoco delle nostre idee: è certo comunque che Tlön non vuole essere la “sperimentazione” di alcune tecniche esecutive né, tanto meno, vuole rappresentare un uso dissacrante o provocatorio della chitarra.
D’altra parte la collaborazione di un chitarrista e compositore come Maurizio Pisati mai avrebbe potuto riportarmi alle vecchie e sterili “provocazioni strumentali” di qualche anno fa.
Eppure l’esigenza del nuovo sin dall’inizio mi ha fatto accettare l’invito, da parte del “Laboratorio Trio”, di scrivere un pezzo per tre chitarre: non sta a me giudicare la presenza in Tlön di un nuovo uso della chitarra, posso dire però che l’intento di ricercarlo ha guidato subito il mio lavoro, e, appunto, non nel senso di “dissacrarne” la tradizione quanto piuttosto nell’intento di ampliarne le possibilità.
D’altra parte, questo modo di rapportarmi agli strumenti tradizionali deriva da un più generale modo di intendere il senso del mio lavoro: scrivere musica implica per me l’idea dell’invenzione, della costruzione e della “messa in forma” di una nuova presenza, di qualcosa che, grazie alla propria capacità di apparire come qualcosa di organicamente vivente, riesce a darsi anche come progetto comunicativo, riesce a “dire”.
Se così “organicamente” concepito, il comporre non può non implicare un rapporto di continua reinvenzione della tradizione; dal suono stesso, carico di memoria, protagonista qui di quella che sarà una vera e propria “vicenda di suoni”, parte allora l’invenzione di qualcosa (un’idea, un progetto) capace di permetterne un apparire tanto “pregnante” da suggerirci l’idea di un dire nuovo che “si dà” alla nostra percezione, alla nostra attenzione ascoltante.
Nasce, questo nuovo, da una fantasticheria iniziale, frutto forse del complesso combinarsi di esperienze, di memorie e di qualche desiderio o sogno.
Troppe (e non tutte da me conosciute) sarebbero le “congiunzioni” che permisero la definitiva “messa in forma” di Tlön: Ho accennato al fecondo rapporto con il mio amico Maurizio e mi limito ad aggiungere solo un altro rapporto che in quei mesi accompagnò il mio lavoro: quello con il J.L.Borges di Ficciones.
E da uno splendido racconto di Ficciones (Tlön, Uqbar, Orbis Tertius) proviene il titolo.
Sarebbe impossibile riassumere qui i connotati di quel luogo immaginario della fantasia che è Tlön; affido ad una breve citazione il compito di suggerircene almeno un tratto: “Al principio si credette che Tlön fosse un puro caos, una irresponsabile licenza dell’immaginazione; si sa ora che è un cosmo, e le intime leggi che lo reggono sono state formulate, anche se in modo provvisorio.” (J.L.Borges, Finzioni, trad. F.Lucentini, Mondadori)
Paolo Perezzani © 1985
