Intimi voli
Intimi voli
Titolo
Organico
Per contrabbasso solo
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Note di programma
“Non lo sai ancora? Getta dalle tue braccia il vuoto
agli spazi che respiriamo; forse gli uccelli
nell’aria più vasta, voleranno più intimi voli.”
(dalla Prima elegia duinese di R. M. Rilke, trad. di Enrico e Igea De Portu)
Un gesto musicale ancora non parla quando, all’inizio, infrange il silenzio che lo ha preceduto. Dice di sé solo il suo apparire: e così lo percepiamo, come un farsi presente di qualcosa che poco prima ancora abitava la dimensione dell’assenza, della notte.
L’atto compositivo muove sempre da una iniziale decisione a sostare sulla mobile e precaria soglia che divide l’assenza dalla presenza. È questo il luogo in cui, sullo sfondo neutro delle possibilità ancora infinite, ci è concesso a volte di scorgere l’emergere di qualche immagine, di un contorno: riflesso forse di un nostro fantasticare oppure dono che il buio offre a chi lo sappia, con coraggio, osservare – difficile distinguere in che modo il vuoto giunga a mostrarsi sufficientemente increspato affinché la “differenza” ci permetta di abitarlo.
Per quelle immagini l’apparire non sarebbe però un destino: il loro “darsi” dipenderà invece da quanto l’altra scena, quella della rappresentazione, saprà predisporre perché ciò avvenga.
Sarà allora con calcolata arte che da quel gesto iniziale qualcosa potrà prendere forma: gettare il vuoto agli spazi che respiriamo diventa un compito, un lavoro, il lavoro del comporre.
In questa mia composizione ciò che segue la prima apparizione dell’elemento iniziale mira ad instaurare una forte tensione logica ottenuta grazie ad una ricca articolazione delle differenze che via via emergono nel corso di una parallela trasformazione della materia sonora.
Un tale organico trasformarsi e “prendere forma” è ciò che infine permette un “darsi” alla percezione di tipo comunicativo. La “pazienza del linguaggio” è ciò che forse potrà permettere a quell’indicibile luogo iniziale di offrirsi alla luce del giorno senza tradire il mistero della notte da cui proviene.
Per questo i voli potranno farsi più intimi, e forse anche quelli di un uccello dalle strane e alquanto mostruose sembianze di un contrabbasso.
Non si tratta qui del gesto osceno dell’espressione della mia intimità ma dell’offrirsi seducente dell’intimo segreto di assenza che le cose create, quando splendenti alla luce, portano con sé perché provenienti dalla notte.
Intimi voli è dedicato a Stefano Scodanibbio.
Paolo Perezzani © 1989
