Amore e Addio
Amore e Addio
Titolo
Note di programma
“Non vi stupì sulle attiche stele, la discrezione
del gesto umano? E come posa lieve
sulle spalle Amore e Addio, come se fosse
d’altro che da noi? Rammentate le mani,
come posano senza peso, e sì che nei torsi c’è vigore.
Questi maestri della misura sapevano: noi arriviamo fin qui,
questo è nostro, di toccarci così, più forte
ci gravano gli Dei. Ma è cosa degli Dei.
Lo trovassimo anche noi un umano
puro, contenuto, ristretto, una striscia nostra di terra feconda
tra fiume e roccia. Perché il nostro cuore ci trascende,
ancora, come il loro trascendeva loro. Ma non possiamo più
perseguirlo in immagini dov’esso si plachi, né
in corpi divini dove, più grande, si moderi.”
(R.M. Rilke, dalla Seconda elegia duinese,
traduzione di Enrico e Igea De Portu.
Ed. Einaudi, Torino 1978)
Non è possibile esprimere con parole più pure ciò che il poeta ci dice in questi versi che chiudono la Seconda Elegia: cogliamo in essi il rimpianto nei confronti di un equilibrio e di una misura che non ci appartengono più e, nello stesso tempo, vi percepiamo come un auspicio affinché anche a noi sia concesso di trovare una nostra, pur precaria, striscia di terra feconda.
Individuare e poi abitare quel luogo, tra fiume e roccia, è il difficile compito che ci attende quando ci decidiamo a voler porgere ascolto e poi a volere anche dire il nostro cuore che ci trascende.
Anche la composizione di questo lavoro ha rappresentato per me una sfida: quella di dare forma di immagine sonora ad uno slancio destinato ad inevitabile oblio, qualora venisse a mancare una qualche umana misura in grado di articolarne il vigore.
Che almeno possa apparire, darsi musicalmente, pur nella sua non più domabile ansia.
Paolo Perezzani © 1987
Altro
Commissionato dall’Orchestra da Camera di Mantova.
Ancora non eseguito. La prima esecuzione era stata programmata il 6 Luglio 1995 a Roma, Fondazione Villa Medici, nell’ambito di Roma Europa, con l’Orchestra Guido Cantelli, diretta da Alberto Veronesi (https://romaeuropa.net/archivio/festival/anno-1995/conceto-su-musica-di-perezzani-gervasoni-corghi-schonberg/). Giunti al momento dell’esecuzione la interruppi per una evidente impreparazione sia dell’orchestra che del direttore stesso, forse ne fu eseguito solo un frammento.
Ad ogni modo il lavoro sulla scrittura degli archi, per molti aspetti aveva rappresentato una occasione di studio e approfondimento che per molti versi anticipa la scrittura di Primavera dell’anima (1990).
