Thauma

Titolo

Thauma

Organico

Per otto voci

Anno

1999

Commissione: Musik der Jahrunderte Stuttgart

Prima esecuzione

Stoccarda, 19 novembre 1999. Metapher 1999, Festival Neue Vokalmusik

Esecutori: Neue Vocalsolisten Stuttgart, dir.: Manfred Schreier

Partitura

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Ed. Ricordi

Audio

Neue Vocalsolisten Stuttgart, direttore: Manfred Schreier

(registrazione SWR di Stoccarda)

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Note di programma

Platone e Aristotele chiamano Thauma lo stupore e la meraviglia da cui i Greci dicono nasca la filosofia. Di fronte a ciò che muta e fluisce, di fronte alla “cosa arcana e stupenda” (Leopardi) il nostro slancio verso l’altrove può però assumere anche altra forma da quella dello sforzo metodico per catturare ciò che ci manca. Probabilmente attingiamo alla stessa fonte anche quando – senza rimanere solo soggiogati da ciò che ci spaventa e insieme ci seduce – aspiriamo ad un dire che, facendosi esso stesso meraviglioso e “stupendo”, miri a restituirci ancora tutto intero quello slancio e quel fuoco, in grado allora di aprirci anche altri accessi alla realtà e alla verità del mondo. Un dire che, più fedele alle cose, sappia sostenere lo sgomento di fronte alla loro immediatezza, facendosi stupito esso stesso, facendosi ebbrezza del sentimento: grido.

Ma a quale suono, a quale voce uno stadio tanto aurorale del linguaggio potrà affidarsi per potersi mostrare, per potere prendere forma e corpo?

Nessun testo, solo suoni vocali: quasi a cercare qualcosa come il “verso” dell’animale umano. Certo, i gesti vocali, nel loro distribuirsi e organizzarsi nel tempo, paiono a volte sfiorare la forma e il dire della parola; ma allora si tratta di parole sconosciute: solo figure di suoni.

I cantanti circondano il pubblico e, all’inizio – in un ambiente sonoro che i suoni tenui e notturni, da loro stessi prodotti, contribuiscono a rendere silenzioso e nello stesso tempo ascoltante – si lanciano ogni tanto segnali sonori, brevissimi cenni melodici, quasi indecifrabili messaggi, tra il frastuono di grida ancor meno articolate. L’impostazione vocale di tali strani richiami, caratterizzata dall’impiego delle voci maschili in un registro molto acuto grazie all’utilizzazione della voce di testa, è quella ricavabile dallo studio di alcuni “Mongombi” (melopee di cacciatori che, tra i Pigmei Aka della Repubblica del Centrafrica, rientrano tra le tecniche di caccia nelle foreste).

Lungo un percorso che procederà sia per evoluzioni lineari (rarefazioni e addensamenti, accumulazioni, trasformazioni di elementi) sia, a volte, per scarti e tagli decisi (con procedimenti che ricordano modalità organizzative del linguaggio cinematografico), tra gli otto cantanti vanno via via instaurandosi  rapporti e relazioni che, invece di chiamarli in causa individualmente (come soprattutto accade all’inizio), giungono a coinvolgerli sempre più in quanto individualità o gruppi che agiscono all’interno di una comunità, un tutto: un corpo che allora incomincia a mostrare la sua complessa articolazione interna, la ricchezza delle relazioni che lo tiene unito nel comune slancio verso un dire che anzitutto al silenzio da cui è circondato pare volere rivolgere tutta la tensione e il dinamismo che lo anima, quasi aspirasse a farsi addirittura parlante. Si tratta di uno slancio che fa tutt’uno con l’intenzione di esplorare la materia sonora, in questo caso vocale, che gli può offrire la possibilità di mostrarsi e di dirsi in tutta la sua intensità emotiva e aspirazione comunicativa.

Ma, né l’utilizzazione della tecnica jodel (largamente usata dai Pigmei Aka) né l’uso dei “ribattuti di gola” (che invece ricordano certe pagine di Xenakis), né il canto a bocca chiusa o la presenza di altre particolari tecniche vocali possono di per sé essere sufficienti per ottenere ciò a cui questa musica aspira, proprio per potersi dare come quasi-parlante. Si tratta soprattutto di non cessare mai di inventare i modi, le strategie, a volte i virtuosismi compositivi, attraverso i quali alla materia sonora –  trasformandosi, appunto, in musica –  può riuscire di darsi all’ascolto in una forma resa vivente non solo dalla grande, caotica, densità contrappuntistica “interna” che spesso la animano, ma soprattutto dalla rete di relazioni che legano le parti in cui si articola e dalla ricchezza dei processi di  trasformazioni che ne alimentano e rinnovano le potenzialità connettive: sono questi, mi pare, i requisiti indispensabili perché un tutto organico possa prendere vita.

Altro

Altre esecuzioni:

20 marzo 2002. Mantova Teatro Bibiena. Interpreti: Neue Vocalsolisten Stuttgart