Studio n. 1: “Enigma e stupore”

Titolo

Studio n. 1: “Enigma e stupore”

Organico

Per flauto Paetzold contrabbasso in fa

Anno

2004

Commissione: Fontana Mix – Exitime

Prima esecuzione

Bologna. 4 ottobre 2004. Manifattura delle arti. Fontana Mix- Exitime

Esecutore: Antonio Politano

Partitura

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Note di programma

Non si tratta tanto o soltanto di uno studio intorno alle caratteristiche e alle potenzialità di uno strumento per me nuovo e per il quale scrivevo per la prima volta. Certo, devo innanzitutto ad Antonio Politano – a cui il pezzo è dedicato – la conoscenza di alcune possibilità strumentali che in questa composizione vengono utilizzate anche con l’intento di “studiarle” e di metterle alla prova. In realtà neanche in questo caso è però possibile tenere distinto il momento della acquisizione di nozioni astrattamente “tecniche” da quello, già creativo, del dare senso a ciò che incontriamo, facendolo nostro.

Nel caso di questa composizione è proprio da qui che mi sembra abbia avuto origine una indagine – per la quale mi pare ancora appropriata la definizione di studio – volta soprattutto alla sperimentazione di particolari logiche costruttive e organizzative sollecitate anche da quelle che mi erano apparse come le più peculiari potenzialità aggregative degli elementi sonori con i quali stavo lavorando.

Impossibile tracciarne qui una mappa anche solo orientativa: ma le modalità costruttive con cui si confronta questo piccolo lavoro hanno a che fare con l’agire in esso di diversi processi paralleli di trasformazione relativi a parecchi aspetti del suono. Per questo la materia sonora sembra qui attraversare momenti di maggiore o minore caoticità, e l’andamento formale pare posseduto da una certa irrequietezza dovuta ad un modo di procedere attraverso andamenti spezzati, a finestre, o addirittura per frammenti.

Ad un lavoro che mi sembrava ormai in grado di accoglierlo, ad un certo punto ho deciso di dare anche un titolo, (oltre alla definizione di “studio”); ho deciso cioè di accostare poche parole alla musica e non certo perché la spiegassero o la riducessero ad un qualche significato: la risonanza stessa di quelle parole mi sembrava piuttosto che potesse entrare a far parte della composizione, della sua complessa articolazione, aggiungendosi ad essa in quanto altra voce, altro modo di manifestarsi del pensiero.

Richiamano, quelle parole, ciò a cui anche questa composizione vorrebbe invitare: hanno a che fare con la possibilità della musica di agire affinché possa accadere quella modalità di incontro e di relazione che chiamiamo ascolto.

Paolo Perezzani © 2004