Fremiti fermi
Fremiti fermi
Titolo
Prima esecuzione
Bologna, 16 Febbraio 2009. Teatro Comunale, Sala Bibiena. Exitime 05.
Interpreti:
violino: Valentino Corvino, chitarra: Elena Casoli, fisarmonica: Corrado Rojac
Audio
Violino: Valentino Corvino, chitarra: Elena Casoli, fisarmonica: Corrado Rojac
(registrazione dal vivo a cura di Exitime 05)
Note di programma
Anche questa musica vorrebbe agire sulla vostra psiche e sul vostro corpo: come può agire la musica quando non rinunci a farsi evento capace di provocare il nostro stupore e di aprirci perciò all’ascolto. Vorrebbe inoltre agire nel contesto della configurazione artistica del nostro tempo, e per questo, avendo a che fare con l’apertura di nuovi orizzonti di senso, ha anche a che fare con la verità.
In un contesto che oggi pare sempre meno disposto ad annettere importanza e rilevanza conoscitiva all’incontro con l’arte, e tanto meno in relazione alla musica, mi sembra essenziale ripartire da qui: e, per quanto mi riguarda, anche in rapporto al senso del mio lavoro, all’assunzione di responsabilità (anche sociale, addirittura politica) che esso comporta proprio nell’esporci ad una infinita serie di scelte che possiamo indirizzare, oppure no, al darsi di una effettiva esperienza estetica.
Dunque, nel consegnarsi all’ascolto – nell’aprirsi alla significatività – anche questa composizione, aspira intanto a dire della potenza della musica, e della sua capacità di rimetterci ogni volta in movimento quando, reagendo al turbamento dell’incontro con la sua alterità, siamo disposti a prestarle attenzione, rispondendo al suo appello, completandola.
“Fremiti fermi” è la traduzione (di Gabriele Frasca) del titolo di un importante testo di Samuel Beckett. Traduzione che è solo un’approssimazione alla ambiguità di un titolo originale (“Stirrings Still”) che pare richiamare sia l’idea del movimento e dell’agitazione, sia quella dell’immobilità.
L’ancor più evidente carattere ossimorico che ci restituisce la traduzione italiana rinvia a qualcosa che ha una profonda attinenza con questo lavoro. Perché ci può rimandare anche alla pluralità dei possibili punti di vista che possiamo assumere quando percepiamo la musica: un atteggiamento che questa composizione ci sollecita e in una qualche misura ci conduce ad assumere.
In essa la materia sonora che percepita a una certa distanza appare immobile, se soltanto viene un po’avvicinata, incomincia già a mostrare una sorta di vita interna, appena avvertibile. Avvicinandola ancora di più giungiamo a percepire qualcosa come l’energia stessa che tiene insieme ciò che a distanza ci appariva fermo: il gioco di tensioni tra frammenti e “particelle” sonore da cui originano le figure di suono e le loro relazioni.
Forse si può parlare anche di dimensione teatrale, o, meglio, cinematografica: dove è il “movimento di camera”, guidato da una regia, che ci offre l’accesso a ciò che accade sulla scena. Qui, sulla scena, tre musicisti stanno dando vita alla materia sonora, e lo fanno anche in una forma-regia, in un modo, che vorrebbe sollecitarci al movimento e all’avventura dell’ascolto.
Paolo Perezzani © 2008
