Diario (20 Agosto – 7 Settembre 1980)
Diario (20 Agosto – 7 Settembre 1980)
Titolo
Organico
Per due flauti e pianoforte
Prima esecuzione
Venezia, 21 aprile 1982. Venezia Opera Prima.
Interpreti:
Flauti: Antonella Giavazzi, Giorgio Pianai;
Pianoforte: Flavio Meniconi.
Note di programma
È la mia prima composizione. Vi confluiscono alcuni frammenti provenienti dal silenzio che precedette la data della composizione, ove per composizione si intenda l’atto di “comporre”, in un insieme organicamente formato e percepibile, la materia sonora maturata (o portata) da una serie di esperienze precedenti, mai giunte però ad un momento di vera e propria realizzazione (mai giunte quindi a “darsi” in quanto progetto di comunicazione).
Le date che seguono il titolo sono quelle dell’inizio e della fine della stesura del brano. Diario dunque anche del “duro lavoro” di comporre nel senso prima accennato; diario infine di una esperienza di continua verifica e di fruttuoso rapporto con i partecipanti a quel Laboratorio di Composizione inserito nell’ambito dei corsi di Perfezionamento di Città di Castello, tenuto da Salvatore Sciarrino.
Il brano inizia con una serie di brevi interventi dei flauti separati da più o meno ampie corone. Questa sonorità (arricchita da trilli e tremoli del pianoforte) viene interrotta da un episodio di più evidente pregnanza, caratterizzato da una salita dei flauti verso i suoni acuti e da una messa in moto delle zone gravi e sovracute del pianoforte secondo una serie di pulsazioni asimmetriche e cariche di tensione. Ciò che segue questo episodio e le sue conseguenze (un accumularsi di tensione tra le diverse sonorità sino ad un apice rappresentato da una serie di scariche nel registro sovracuto) è un lento placarsi e dilatarsi del respiro musicale. Qui, ai margini dell’accadere (non preparato) di quell’episodio, si situano quattro brevissime cellule tematiche (pagine di diario, appunto) mentre tutto pare sgonfiarsi ed anzi si odono le sonorità iniziali dei flauti. Dopo un’ultima eco, il riapparire dello stesso episodio che aveva dato vita alla materia sonora non produrrà questa volta nessuna nuova conseguenza; le sonorità iniziali dei flauti chiudono infatti il brano senza manifestare alcun interesse per ciò che quasi sino alla fine rumoreggia ancora nel registro grave del pianoforte.
Paolo Perezzani © 1980
