Hrön
Hrön
Titolo
Organico
Per due chitarre
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Note di programma
La proposta di scrivere una versione per due chitarre di Tlön (1985) mi venne fatta da Maurizio Pisati e da Elena Casoli forse per facilitare la possibilità di avere più esecuzioni rispetto alla versione originale per tre chitarre.
Accettata la cosa (anche con troppa leggerezza), mi accorsi subito non solo della impossibilità di “trascrivere” Tlön ma anche della enorme difficoltà di farne una versione semplicemente simile.
E allora, al posto di Tlön cosa sarebbe comparso? Un qualcosa di più sbiadito? Una cattiva copia?
Mi decisi infine di accettare la sfida: non avrei scritto un “altro” pezzo, avrei scritto invece un “hrön” di Tlön. Mi era venuto in aiuto ancora Borges: “non è infrequente – scriveva il grande scrittore argentino nello stesso racconto di Ficciones – nelle regioni più antiche di Tlön, la duplicazione degli oggetti perduti…Fino a non molto tempo fa, i hrönir furono creature casuali della dimenticanza e della distrazione. Alla loro produzione metodica (…) non s’è giunti che da cento anni”.
Mi accinsi dunque alla composizione di Hrön: vi sono utilizzati gli stessi elementi di Tlön, compaiono ogni tanto anche figure simili, ma la “vicenda” è diversa: il finale, ad esempio, che in Tlön si illuminava di suono, qui quasi suggerisce l’idea di una melodia. Forse questo “hrön” di Tlön ne è anche una continuazione? O forse in Tlön c’era già una promessa di continuare (cos’altro potevano indicare quei quattro rintocchi finali?)?
Ancora Borges: “La produzione di hrönir ha permesso di interrogare e perfino di modificare il passato, divenuto non meno plastico e docile dell’avvenire”. Il fatto è che “le cose, su Tlön, si duplicano; ma tendono anche a cancellarsi e a perdere i dettagli quando la gente la dimentichi. (…) Talvolta pochi uccelli, un cavallo, salvarono le rovine di un anfiteatro”. (J.L.Borges, Finzioni, trad. F.Lucentini, Mondadori)
Paolo Perezzani © 1987
