Primavera dell’anima
Primavera dell’anima
Titolo
Organico
Orchestra
Audio
Gustav Mahler Jugendorchester, direttore: Claudio Abbado
(dal CD dal CD Wien Modern III Deutsche Grammophon CD 447 115 – 2)
Note di programma
L’atto compositivo muove sempre da una iniziale decisione a sostare sulla mobile e precaria soglia che ci separa da ciò che ancora non è.
Si tratta allora di dare forma alle immagini che a poco a poco riusciamo a scorgere quando, silenziosi, continuiamo ad abitare in prossimità del nuovo. Loro, quelle immagini, le nostre fantasticherie notturne, non conoscono ancora la pazienza del linguaggio: per questo non possiamo “darle” immediatamente all’ascolto.
Quando invece ci decidiamo a volere rendere possibile un loro reale “venire alla presenza” vuole dire che già ci stiamo rivolgendo ad un’altra scena: quella della rappresentazione, quella dell’articolato apparire della musica nel tempo. È, infine, questo il luogo in cui può agire un pensiero che, sfidando la possibilità di governare la forza delle immagini con la lucidità del concetto, si dà come pensiero musicale; questo è il luogo del comporre, del mio comporre.
Nessun automatismo, nessuna “esigenza del materiale”, nessuna “griglia” possono di per sé venirci veramente in soccorso (sollevandoci dalla piena responsabilità delle nostre decisioni) quando siamo chiamati ad affrontare il lavoro più difficile e faticoso: si tratta di indirizzare e di organizzare una infinita serie di scelte secondo un ordine che renda sempre più evidente il senso di un progetto compositivo che a poco a poco si precisa, si modifica, prende forma.
Primavera dell’anima non è dunque l’insieme delle tracce lasciate da un viaggio della mia fantasia; è il racconto di quel viaggio, invece, la sua stilizzazione. “Dare” qualcosa, fosse pure il senso dell’immediatezza di un gesto, significa per me portare ad evidenza percettiva la sua interna e pregnante struttura figurale. Ed è per raggiungere la sua propria fisionomia che anche questa composizione mira ad instaurare una forte tensione logica tra gli elementi e le figure che ne articolano il proprio apparire nel tempo.
È impossibile dire qui tutti gli artifici (in certi casi forse i virtuosismi) compositivi presenti in questo lavoro al fine di ottenere il senso di una continua ed organica trasformazione della materia sonora.
Posso accennare al fatto che agiscono, nel profondo, una serie di processi di trasformazione degli elementi compositivi: la velocità di tali trasformazioni è variabile ed essi si rapportano reciprocamente in una ideale “polifonia” di processi. Il progressivo aprirsi di nuove differenze, alimentando continuamente la possibilità di articolare la logica figurale “di superficie”, rende possibile ed anzi necessaria una regia superiore capace di organizzare quella che giunge ad assumere sempre più le caratteristiche di una vicenda di suoni.
La logica che governa tale vicenda è simile a quella teatrale (gli elementi interagendo organicamente aspirano a comportarsi quasi come personaggi sonori), il modo di costruire le scene e di concatenare le sequenze richiama piuttosto talune tecniche cinematografiche (si pensi ad esempio alla costruzione “a finestre” di certi episodi in cui agisce qualcosa di simile ad un imprevedibile montaggio di frammenti provenienti da sequenze precedenti o anche da alcuni “fotogrammi” di esse; si pensi all’aprirsi improvviso di “buchi” da cui scorgiamo lo scorrere di una vicenda parallela, che poi ritroveremo in primo piano più avanti…).
Non è possibile raccontare una vicenda sonora: se pensata per l’ascolto, la musica richiede di essere ascoltata; e all’ascolto giungerà forse il senso di un “darsi” alla percezione in grado di instaurare anche un rapporto comunicativo.
Primavera dell’anima è il titolo di un’importante poesia di G.Trakl: anche questa volta una delle letture che hanno accompagnato il mio lavoro compositivo è riuscita ad interagire con quanto stavo facendo sino a suggerirne il titolo.
In esso vi è traccia della purezza del linguaggio di Trakl e della profondità del suo canto.
Questa musica è dedicata a Salvatore Sciarrino.
Altro
Nel 1992 ha vinto il Concorso Internazionale di Composizione di Vienna
Dal libretto di accompagnamento del CD Deutsche Grammophon:
(…) La ricerca sul suono, la costante invenzione di timbri e colori frutto di modi di produzione diversi da quelli tradizionali (ad esempio attraverso suoni armonici, suoni multipli dei fiati, diversi tipi di trilli, glissati e tremoli) è un aspetto della musica di Perezzani in cui si riconosce un’affinità con Sciarrino, anche se questa ricerca prende nel compositore più giovane strade proprie. Essa inoltre non può essere separata dall’articolarsi dei suoni in organismi, in figure, e dai percorsi formali, dalla tensione logica che di volta in volta caratterizza la costruzione del pezzo.
Primavera dell’anima è la traduzione italiana del titolo della poesia di Trakl Früling der Seele. In proposito Perezzani ha scritto: “anche questa volta una delle letture che hanno accompagnato il mio lavoro compositivo è riuscita ad interagire con quanto stavo facendo sino a suggerirne il titolo.
In esso vi è traccia della purezza del linguaggio di Trakl e della profondità del suo canto”.
L’impressione della “purezza del linguaggio” è la sola che può collegare, all’ascolto, i versi di Trakl a questa musica, che non è “a programma”. Il succedersi delle immagini sonore, ora di arcana rarefazione, ora di tesa densità che conosce anche coinvolgenti scatti drammatici, sembra seguire una complessa logica intrecciata. I processi di trasformazione sui quali il pezzo si basa si svolgono a velocità diverse, e per questo Perezzani parla di “polifonia di processi”. Più trasparente all’ascolto è la tecnica quasi cinematografica di una costruzione “a finestre”, dove il montaggio inserisce all’interno di un episodio frammenti di vicende sonore che ritroviamo alla fine. Oppure, a circa tre quarti del pezzo, la cesura segnata dall’apparire di figurazioni ritmicamente molto scandite è un fatto nuovo che porta poi ad un richiamo alle zone calme dell’inizio.
(Paolo Petazzi)
