Vento di rosa
Vento di rosa
Titolo
Organico
Per flauto basso solo
Partitura
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Ed. Ricordi
Note di programma
A chi si accinge ad ascoltare questo lavoro vorrei porgere non solo un doveroso (ma sincero) ringraziamento per l’attenzione che ha deciso di prestare nei confronti di ciò che io ho fatto; vorrei anche ricordargli che questo oggetto sonoro attende proprio l’atto del suo ascolto per esistere, propriamente, come musica: aspira infatti a quell’incontro che, in un qualche modo, lo completi. Non dice ancora di sé il proprio senso, desidera invece offrirsi al lavoro ricompositivo ed interpretante che l’ascolto implica. In questo senso, infine, si apre ad un rapporto che potremmo dire “comunicativo”: attende una risposta per poter offrire la propria disponibilità a dire e a darsi.
Ho mirato ad imprimere agli elementi sonori la necessaria forza ed energia affinché, prendendo forma, potessero offrirsi a tale incontro. Era necessario articolarli, creare un flusso che li relazionasse organicamente per far sì che qualcosa potesse prendere vita: in questa composizione il susseguirsi delle figure sonore mira ad assumere le caratteristiche di una “vicenda sonora” che, attraverso sdoppiamenti e frantumazioni, giunge ad organizzarsi in una complessa trama di vicende parallele.
In Vento di rosa l’immaginazione compositiva ha dovuto agire anche come regia che raccorda sequenze, modifica inquadrature, rendendo possibile una sorta di mobilità del punto di osservazione: non solo il pensiero musicale ha a che fare qui con un modo ‘teatrale’ di intendere la vicenda dei rapporti tra le figure; aspira anche alla possibilità di “dare” tale vicenda impiegando qualcosa del modo cinematografico di strutturare il linguaggio.
Come in altri miei lavori recenti (soprattutto Primavera dell’anima, D’incenso catrame e lillà, Donna di dolori, Imagine si ceci), ad alimentare tale complessa vicenda di suoni, agiscono qui, nel profondo, una serie di processi di trasformazione della materia sonora: la velocità di tali trasformazioni varia nel corso della composizione ed esse si rapportano reciprocamente in una sorta di “polifonia di processi”.
Il fatto poi che questa composizione per strumento solista nasca da un progetto così marcatamente polifonico (polifonia di processi, “polifonico” intrecciarsi di vicende parallele) ne rivela infine il virtuosismo compositivo (e, inevitabilmente, anche esecutivo).
Vento di rosa è il bel titolo di un dipinto di Paul Klee nel quale l’equilibrio è raggiunto proprio nell’offrire alla visibilità le forze che agiscono all’interno dell’articolazione strutturale dell’immagine, mostrando le linee di scorrimento del flusso che relaziona le cose tra loro.
A tale visibilità (o udibilità: ma esiste una differenza?) aspira anche il pensiero musicale che qui si offre all’ascolto.
Paolo Perezzani © 1994
