Machina Symphoniaca
Machina Symphoniaca
Titolo
Organico
Orchestra
Prima esecuzione
L’Aquila, 1995
Esecutori: Orchestra Filarmonica Marchigiana, direttore: Flavio Emilio Scogna
Note di programma
Nessun automatismo, nessuna “esigenza del materiale” o “griglia” possono di per sé venirci veramente in soccorso (sollevandoci dalla piena responsabilità delle nostre scelte) quando ci decidiamo a voler dire e dare ciò che, altrimenti, continuerebbe ad abitare la scena notturna da cui proviene.
D’altra parte le fantasticherie che scaturiscono dalla nostra immaginazione, se pronunciate con la stessa immediatezza del gesto con cui a noi si concedono, si mostrerebbero come qualcosa di molto simile ad uno sterile “sintomo” del soggetto, non sarebbero ancora in grado di offrirsi a quel rapporto di reciproca interrogazione che diciamo di ascolto.
Solo articolando con pazienza (con la pazienza del linguaggio) l’urgenza e l’energia di quelle prime immagini, solo strutturando organicamente i rapporti tra gli elementi che le costituiscono, possiamo introdurle sull’altra scena, quella della rappresentazione e del “venire alla presenza”. Qui, avendo preso forma, potranno finalmente aprirsi ad un rapporto che possiamo dire “comunicativo”: qualcosa di nuovo attende ora quell’incontro (appunto il lavoro ricompositivo ed interpretante dell’ascolto) che in un qualche modo lo completi, offrendogli la possibilità di “darsi”.
È così che è andato via via definendosi anche il senso del progetto compositivo che governa ed indirizza quell’infinita serie di scelte che hanno reso possibile il “venire alla presenza” di questa Machina symphoniaca.
In questo lavoro la complessa rete di relazioni che sin dall’inizio organizza gli elementi compositivi mira ad esaltare sempre più la disponibilità di questi ad interagire reciprocamente, ad aggregarsi e a respingersi generando così un continuo dialogante corrispondersi, come prendendo vita, delle figure sonore.
È questo costante stato di tensione costruttiva, è il progressivo prendere forma e intrecciarsi di vere e proprie “vicende sonore” ad animare quella sorta di organismo sonoro vivente che Machina symphoniaca aspira ad essere.
A rendere possibile tutto ciò è allora indispensabile anche lo stato di incessante metamorfosi in cui si trova la materia sonora, alimentata da una ideale polifonia di processi di trasformazione degli elementi e delle figure.
La possibilità di fare apparire, di dare all’ascolto quelle “vicende di suoni” dipende infine dalla capacità di stilizzarne la trama, di collegarne i frammenti, affinché possano offrirsi con la necessaria pregnanza alla nostra percezione. È per questo che, come in altre mie recenti composizioni, il pensiero compositivo arriva ad agire anche qui come una sorta di regia che, utilizzando qualcosa del modo cinematografico di strutturare il linguaggio (e dunque raccordando sequenze, modificando inquadrature, “zoomando” su certi particolari ecc.) può rendere possibile qualcosa di simile a una mobilità del punto di osservazione.
Machina symphoniaca assume così le caratteristiche di una musica sospesa in una immaginaria spazialità e perciò aperta ad una sorta di dinamicità della ricezione implicante un atteggiamento di ascolto altrettanto mobile e attivo: come un andare incontro a, come un aprirsi all’esperienza del nuovo, completandola, rendendola possibile.
Paolo Perezzani © 1995
