Sonata a solo
Sonata a solo
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Note di programma
Forse la materia sonora potrebbe addirittura aspirare ad un proprio “darsi parlante” se, nel prendere forma, giungesse ad organizzarsi in modo analogo a quello, organico, in cui la pluralità degli elementi arriva ad articolarsi all’interno delle complesse strutture che caratterizzano e rendono possibile il mondo della vita: i suoni, gli elementi e le figure di Sonata a solo, relazionandosi e trasformandosi nel tempo, mirano proprio ad un tale organico e complesso modo di strutturarsi.
La costante trasformazione della materia sonora è qui ottenuta sovrapponendo diversi e paralleli processi riguardanti la trasformazione dei singoli elementi (in una sorta di ideale “polifonia di processi”) e le relazioni tra questi ultimi hanno a che fare con principi organizzativi che provengono, per analogia, da ambiti dell’esperienza che non riguardano solo il territorio della musica.
Ma, oltre alla presenza, come in altri miei lavori, di modalità organizzative che possono rimandare a taluni aspetti del linguaggio cinematografico (come l’idea di montaggio, di zoom o di taglio delle inquadrature ecc.) o del sapere scientifico (soprattutto il concetto di “struttura dissipativa” di Prigogine), in questa composizione agisce il tentativo di concepire anche il contributo dei singoli strumenti all’interno di una concezione organica ed unitaria del suono stesso.
Il titolo recupera e forse radicalizza un aspetto della “sonata a solo” barocca (che in realtà prevedeva spesso la presenza di più strumenti per la realizzazione del basso continuo).
Qui il pianoforte, il saxofono (baritono e contralto) e le percussioni (grancassa, piatti e “interno del pianoforte”) agiscono dando vita all’articolazione interna di un unico suono che, nel corso della sua trasformazione nel tempo, arriviamo a volte a conoscere anche nei suoi momenti “frantumati”: quelli che permetteranno alle relazioni e ai processi di farsi a volte più percepibili, più scoperti e rallentati.
Gli strumenti, agendo spesso in sovrapposizione, giungono a volte a celare la propria riconoscibilità individuale mettendosi piuttosto “al servizio” del risultato sonoro complessivo; il pianoforte, in particolare, arriva addirittura a subire una sorta di “preparazione mobile” ottenuta dall’azione del percussionista al suo interno: sono questi alcuni degli aspetti che hanno reso necessario un agire compositivo tendente ad immaginare il funzionamento e il comportamento di un nuovo, alquanto strano strumento (il cui nome potrebbe essere “sax-pianoforte-percussione”?), paradossalmente impegnato, appunto, in un proprio “a solo”.
Questa musica è dedicata al trio Accanto.
Paolo Perezzani © 2000
