With drum and colours e addio

Titolo

With drum and colours e addio

Organico

Per pianoforte e fisarmonica

Commissione: Eterotopie

Anno

2008

Prima esecuzione

Mantova, 29 agosto 2008 Palazzo Te. Eterotopie

Interpreti:

pianoforte: Flavia Casari, fisarmonica: Corrado Rojac

Partitura

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Audio

Pianoforte: Flavia Casari, fisarmonica: Corrado Rojac

(registrazione dal vivo a cura del Festival Eterotopie)

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Note di programma

Questa musica vorrebbe agire sulla vostra psiche e sul vostro corpo: come può agire la musica quando non rinunci a farsi evento capace di provocare il nostro stupore e di aprirci perciò all’ascolto. Vorrebbe inoltre agire nel contesto della configurazione artistica del nostro tempo, e per questo ha anche a che fare con la verità: “ogni verità è invenzione. Una verità è una procedura artistica inaugurata da un evento” (A. Bodiau)

In un contesto che oggi non pare disposto annettere rilevanza alla dimensione estetica, e tanto meno in rapporto alla musica, non mi pare eccessivo o scontato ripartire da qui: e anche per quanto riguarda il senso del mio lavoro, il suo senso anche sociale, o politico. Costruire, far apparire, permettere il manifestarsi di una forma capace di dare vita alla materia sonora non può che comportare un continuo esercizio di assunzione di responsabilità, una infinita serie di scelte volte all’accadere di una effettiva esperienza, appunto, estetica.

Anche questa composizione, nel darsi all’ascolto (nell’aprirsi alla significatività) aspira intanto a dire della potenza della musica, e della sua capacità di rimetterci ogni volta in movimento, quando, reagendo al turbamento dell’incontro con la sua alterità, siamo disposti a prestarle attenzione, rispondendo al suo appello, completandola.

Il titolo è tratto da un verso di Giovanni Raboni, e vuole anche essere un omaggio al poeta e all’uomo di cultura scomparso di recente. Parla dell’irrompere di qualcosa e del suo fulmineo scomparire (With drum and colorsè un modo di dire traducibile con qualcosa di simile a “con gran fracasso”). Ha a che fare con la morte, ma dicendola senza disperazione, con sapiente e quasi divertito distacco.

Il pianoforte e la fisarmonica agiscono soprattutto come un solo strumento dalle potenzialità alquanto nuove e singolari: da qui le dinamiche indipendenti e la costante tendenza alla costruzione di un unico suono complessivo, in continua trasformazione. Il suono del pianoforte viene inoltre trasformato anche attraverso l’azione, all’interno della cordiera, di un terzo esecutore impegnato a determinare una sorta di “preparazione mobile” dello strumento mentre il pianista agisce sulla tastiera. Lo scuotimento della fisarmonica e i cluster di entrambi gli strumenti contribuiscono al carattere fragoroso e a tratti aggressivo di una composizione al cui interno si aprono però momenti di silenzio pressoché assoluto, quasi un invito a tentare l’avventura di allargare le nostre facoltà percettive: alla fine è da lì che emergeranno piccoli cenni di movimento, acutissimi frammenti di un melodiare infantile appena riconoscibile.

Paolo Perezzani © 2008