Au bord du sens
Au bord du sens
Titolo
Partitura
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Ed. Raitrade
Note di programma
Idea di coinvolgere un gran numero di persone per offrire una vasta e complessa esperienza estetica. Il pubblico si trova al centro di una serie di eventi percettivi che lo circondano: suoni vocali, suoni strumentali, apparizione di brevi testi su diverse superfici e proiettati in molteplici direzioni. La partitura definisce anche la provenienza dei suoni, da otto postazioni, e la distribuzione delle immagini (parole) nello spazio.
L’intenzione è di riproporre anche così una idea forte di ascolto ed anche la rilevanza sociale di tale esperienza: la presenza delle parole suggerisce inoltre l’idea che anche con esse sia possibile instaurare un rapporto di ascolto, soprattutto in un contesto nel quale alcuni frammenti di testo si trovino ad interagire tra loro e con i suoni.
I testi sono stati concordati e curati con Jean-Luc Nancy. Accanto a frammenti tratti dai suoi scritti compaiono anche alcuni brevi testi inediti e appositamente scritti dal filosofo francese per questo progetto. Oltre a quelle di Jean-Luc Nancy compaiono anche alcune altre brevi citazioni da filosofi – Aristotele, Nietzsche, Hegel – e da poesie di Hölderlin e di Beckett.
Nessun testo viene cantato, la loro comparsa interagisce con l’articolazione musicale in quanto apparizione di un’altra “voce”, o di un’altra modalità attraverso cui il pensiero si può manifestare. Unica eccezione: l’inizio di What is the word di S. Beckett che, estratto da una mia precedente composizione (All for company), ad un certo punto viene detto e cantato dalle voci soliste.
I testi di Nancy non vengono dunque “messi in musica” e non vengono neanche in alcun modo “commentati”. Si potrebbe piuttosto dire che i testi stessi commentino, oppure, più semplicemente, che “pensino” e interagiscano tra loro e in rapporto al fluire della musica. Danno voce forse a riflessioni che nei momenti in cui ascoltiamo è difficile evitare: considerazioni sul senso di questa stessa esperienza.
D’altra parte la decisione ad incontrare-ascoltare la musica comporta sempre la nostra disponibilità e forse il riconoscimento di un nostro bisogno ad aprirci al modo in cui anche in essa il pensiero trova la possibilità di manifestarsi. Questa volta, tra le “voci” in cui si articola la sua presa di forma, appare anche la “voce” di quell’altro modo di incontrare il pensiero che ci viene offerto dal linguaggio della tradizione filosofica (o del suo superamento). Un linguaggio, per altro, che proprio nella scrittura di Jean-Luc Nancy, sembra anch’esso disponibile ad aprirsi ad un dire e ad un ascolto riverberante non lontani da ciò a cui la musica stessa ci invita.
La parte centrale della composizione dura poco meno di un’ora ma è preceduta da una serie di eventi sonori che incominciano ad accadere, fuori dal teatro, a partire da circa un’ora prima: qualcosa incomincia dunque a succedere in qualche momento non esattamente individuabile del tempo. Il fatto è che, innanzitutto, anche questa musica proviene dall’infinito riverberarsi dei suoni che l’hanno preceduta; anzi, proprio nell’apprestarsi a corrispondervi, forse non fa altro che rilanciarne e cercare di rinnovarne il modo di manifestarsi: cercando così, ancora una volta, di soddisfare “une exigence de nous donner à sentir – ensemble et chacun pour soi – un débordement du sens” (Nancy), verso un senso possibile.
Ma qui il momento di inizio è di non facile individuazione anche perché, semplicemente, l’esecuzione di questa composizione, per la molteplicità degli apporti indispensabili a darle vita, comporta il fatto che molte persone incomincino a mettersi tra loro in relazione e a condividere l’esperienza del fare musica insieme a partire da ben prima della data dell’evento concertistico. Anche da lì, oltre che da ragioni ancora più segrete e ancor più disperse nel tempo e nello spazio, provengono dunque i primi eventi sonori che, ancora fuori dal teatro e distribuiti in diversi luoghi della città, vengono in un primo momento prodotti da alcune singole persone tra loro anche molto distanti. È attraverso il loro progressivo e reciproco avvicinamento che tra le voci incominciano a manifestarsi poco a poco delle relazioni sempre più percepibili, ed è così che, lungo un percorso che sarebbe impossibile e soprattutto inutile cercare di descrivere, a una pluralità di “singoli” accadrà di contribuire alla costruzione del silenzio necessario, e poi del complesso intrecciarsi di un gran numero di “contributi sonori”, affinché la materia sonora possa prendere vita.
L’intenzione è anche quella di proporre un punto di vista che possa addirittura incidere sul nostro stesso modo di rapportarci al mondo e di agire creativamente sul nostro tempo: sia rivalutando l’impatto sociale dell’esperienza estetica, sia proponendo temi centrali di riflessione sul senso e l’importanza dell’incontro con il suono e il dire della musica, sia, infine, cercando di valorizzare il fatto stesso che a un gran numero di persone venga offerta l’occasione di vivere l’esperienza e la gioia del fare musica insieme. Per questo la realizzazione di Au bord du sens comporta il coinvolgimento di molte competenze musicali tra loro anche alquanto diverse. Accanto alle otto voci soliste e ai quattro percussionisti la partitura prevede infatti l’apporto di un gran numero di giovanissimi strumentisti (circa 80, di età compresa tra i dieci e i quindici anni circa) e di adulti (almeno 160) anche privi di alcuna competenza musicale specifica.
Cosa dice un tale coinvolgimento di un gran numero di persone per fare musica, e cosa dice Au bord du sens? Impossibile tentare di ridurre a significato ciò che innanzitutto vorrebbe darsi come occasione di condivisione di un’esperienza forte di ascolto. D’altra parte proprio a questo aspira il mio lavoro: a far sì che tale esperienza possa accadere e che in questo modo possa rinnovarsi il nostro incontro con la musica e con l’alterità del su dire. Un dire sul bordo del senso, appunto,
irriducibile al linguaggio: un altro modo del pensiero di esistere e, prendendo forma, di manifestarsi.
Paolo Perezzani © 2010
