Brume Lumière (omaggio a Beckett)
Brume Lumière (omaggio a Beckett)
Titolo
Partitura
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Ed. Rai Trade
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Note di programma
I testi di Beckett utilizzati in questo lavoro sono tratti da Mal vu mal dit e da alcune parti della versione inglese della stessa opera, tradotta, ma soprattutto portata a nuova forma, dallo stesso Beckett con il titolo Ill seen ill said.
Le voci dei sei cantanti, le parole del testo – dette da una voce femminile fuori campo – e i suoni elettronici vengono diffusi da una serie di altoparlanti posti intorno al pubblico.
Le relazioni che si vengono a creare tra questi diversi aspetti del lavoro vanno via via mutando e trasformandosi nel tempo: in ogni caso, quando presenti, le parole dette dalla voce fuori campo sono sempre comprensibili, e la loro distribuzione nel tempo e nello spazio sono precisamente definiti in partitura, assieme alla definizione del loro rapporto con le voci dei cantanti.
Questi ultimi utilizzano e attraversano – in un costante processo di trasformazione – diverse tecniche di emissione: dal grido, al canto, al sussurro, fino a sfiorare, soprattutto nella parte centrale, il silenzio: assumendo allora un atteggiamento di ascolto sempre più attento nei confronti dei più piccoli suoni, o del nulla da cui essi sembrano provenire. Sarà questo il contesto in cui anche la voce fuori campo incomincerà a trasformarsi in un mormorio appena percepibile, fino a sfiorare anch’essa il silenzio.
Ad un certo punto, in una situazione in cui tra i diversi aspetti della composizione parrà sempre più instaurarsi un rapporto di reciproco ascolto, i suoni delle voci dal vivo giungeranno ad organizzarsi in forma di parola (dicendo allora alcune parti della versione inglese) per poi arrivare anch’essi a sfiorare una sorta di mormorio pressoché continuo.
In questa composizione la musica non vuole né accompagnare né commentare il dire della parola: vorrebbe piuttosto creare le condizioni affinché la lingua di Beckett possa trovare la possibilità di essere detta; vorrebbe contribuire a creare il luogo silenzioso e ascoltante in cui possano incontrarsi la potenza poetica e linguistica di Beckett e l’articolarsi musicale dei valori sonoriali in essa già latenti.
D’altra parte ogni aspetto di questo lavoro muove dall’intenzione di dare voce a una parola – alla musica della lingua di Beckett – che da sempre mi è parsa aspirare a darsi compiutamente alla presenza e all’ascolto proprio in quanto voce, corpo sonoro.
In questo lavoro non si è trattato per me di trovare il modo di inserire la poesia di Beckett nella mia musica. Ad essa mi sono accostato piuttosto con l’intento di riuscire a ricevere da essa stessa un contributo decisivo a creare qualcosa come una poesia della musica.
Un dire della musica che in questa composizione – muovendo da quell’orizzonte di purezza e di silenzio da cui origina l’autenticità del dire della parola di Mal vu mal dit – desidera offrirsi anche in quanto omaggio a Samuel Beckett.
Paolo Perezzani © 2005
