Imagine si ceci

Titolo

Imagine si ceci

Organico

Per voce maschile, fagotto e violoncello

Anno

1993

Prima esecuzione

Faenza, novembre 1993.

Interpreti: tenore: Lelio Capilupi, fagotto: Franco Fusi, violoncello: Matteo Ronchini

Note di programma

C’è qualcosa in Beckett che continua a stupirmi e ad attrarmi ad ogni rilettura e ad ogni nuovo incontro con la sua opera: si tratta della presenza in essa di una grande forza celata sotto l’ostentata assenza di qualsiasi indizio che ce la possa testimoniare “positivamente”.

Nell’ultima produzione di Beckett non rimangono che schegge di linguaggio, il formarsi faticoso e il dissolversi di qualche immagine e pochi altri frammenti galleggianti su di un nulla che pare in ogni istante sommergere ogni segno.

Eppure qualcosa riesce a dare forza a quei frammenti, riesce non solo a salvarli ma a conferirvi un’espressività tanto più sconvolgente perché detta in prossimità della più completa afasia. Il silenzio è sempre rimandato di poco, ogni parola risuona come fosse l’ultima, o la sola dicibile.

La ragione di quella forza credo derivi molto dalla complessa struttura compositiva che sorregge sempre il procedere frammentario del testo. I pochi elementi paiono organizzarsi secondo logiche costruttive capaci di imporre il senso della propria calcolata distribuzione nel tempo anche quando il significato delle parole non vuole concedersi perché tentato da un vuoto definitivo sempre incombente.

In quel modo di “pensare compositivamente” ritrovo qualcosa del mio fare rivolto a dare senso e forza comunicativa ai suoni destinati altrimenti ad “arida rigidezza” (R. M. Rilke).

Imagine si ceci aspira a dialogare con il pensiero compositivo che anima le poche schegge di linguaggio organizzate in quattro brevi poesie tratte da “Mirlitonnades” di Samuel Beckett. Alla musica è forse concessa la possibilità di andare a lambire anche qualcosa del non detto o dell’indicibile nel testo: l’energia che lo anima e che ne ha reso possibile l’assunzione di una forma tanto pregnante ed incisiva può allora essere sfiorata qui da un dire musicale che mira ad esaltarne l’intensità e a mostrarne qualche tratto, altrimenti irraccontabile.

Paolo Perezzani © 1993