Trous (omaggio a Emilio Villa)

Titolo

Trous (omaggio a Emilio Villa)

Azione musicale per soprano, saxofono, chitarra elettrica, fisarmonica, ghiaia e elettronica

Testi di Emilio Villa

I – Primordia

II – Ytalya subjecta

III – Noirneige

IV – Regio quaedam concava

Organico

Per soprano, saxofono, chitarra elettrica, fisarmonica, ghiaia e elettronica

Anno

2014

Commissione: L’Arsenale

Prima esecuzione

Treviso, 29 Novembre 2014. Chiesa di San Gregorio. Festival L’Arsenale.

Esecutori: soprano: Livia Rado, Ensemble l’Arsenale, direttore: Filippo Perocco,

Partitura

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Audio

Ensemble L’arsenale, Soprano: Livia Rado, direttore: Filippo Perocco

(registrazione dal vivo a cura dell’Arsenale)

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Note di programma

Questa composizione si articola in quattro brevi momenti che si succedono senza soluzioni di continuità. I frammenti di testi e la voce che li dice emergono spesso da un vuoto – un Trou generativo (…) un niente produttivo (…) la bocca, la feritoia” (A. Tagliaferri) – da cui scaturiscono come da nuovi “atomi” o, direbbe forse Emilio Villa, come “Primordia” (da qui il titolo della prima sezione).

Solo occasionalmente la voce arriva ad incontrare il dire della parola, più spesso pare piuttosto precederlo, abitando il suono stesso delle proprie possibilità foniche e facendo così esperienza di altre modalità di articolazione – più primarie? più originarie? – rispetto a quelle proprie della lingua; oppure pare superarlo portando quel dire all’intensità e a quella alterità che è già propria dell’urlo o del canto. Altre volte, infine, la parola è detta o mormorata sottovoce, ma allora come avvicinata con una sorta di “microscopio acustico”, sino a sfiorare la grana, la fisicità, della voce stessa che la pronuncia (nel corso dell’esecuzione è la cantante stessa che agisce sulla propria voce amplificata, modificandone l’intensità e trasformandone altri aspetti: arrivando ad esplorarla sin nelle sue risonanze più intime).

Anche in questo lavoro ho dunque continuato ad indagare quella sorta di luogo instabile, decisivo e avventuroso dove mi paiono intersecarsi il suono e la costruzione del senso, la voce e la parola, la musica e il linguaggio. È da lì che mi è già stato possibile incontrare le parole di diversi testi e frammenti tratti da Beckett, o dalla Bibbia, da Leopardi o, ancora, da Jean-Luc Nancy.

Quella con la scrittura di Emilio Villa è stata per me una sorta di occasione estrema, o ideale, o pura, per indagare forse ancora più profondamente l’abitabilità (l’articolabilità) di quel luogo. Una scrittura che, volgendosi a scavare le possibilità di articolazione che precedono la lingua, pare essa stessa aprirsi alla dimensione fonica e già quasi-musicale della lingua stessa e della voce che la pronuncia. Non si tratta solo del plurilinguismo e dei giochi fonici che vi sono presenti (la scrittura di Villa è anche stata definita come “ipertrofica”). In essa quei suoni primari, ed anche quei giochi fonici, sono volti ad indagare la nascita stessa di una parola primigenia, e con essa il problema stesso dell’origine dei suoni, delle cose e del loro intrecciarsi: del loro senso.

Con questi brevi testi la musica condivide qui l’esperienza, comune, di scaturire dal silenzio caotico che la precede e vorrebbe farsi anch’essa evento, azione poietica, volta ad agire e dunque a contribuire anch’essa al “farsi” del senso, offrendosi all’ascolto.

Paolo Perezzani © 2014